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Carosello, reloaded di successo?

Il progetto Rai

A maggio è iniziato un nuovo Carosello. O meglio, è iniziata una forma di mini-intrattenimento pubblicitario (210 secondi di programmazione contro i dieci dell’originale) che fa l’occhiolino (solo nel titolo) alle réclame di trent’anni prima che raccontavano una storia con tutta calma. Si, i tempi televisivi erano diversi, si, ora la velocità sta divorando qualsiasi prodotto televisivo con voracità ma aveva la possibilità di raccontare un prodotto in maniera diversa, in un modo che non fosse già visto. “Carosello reloaded”  è una perdita di un’occasione.

I pubblicitari avrebbero dovuto dimostrare tutta la forza comunicativa in poche immagini per fissare il prodotto nella mente degli spettatori e, invece, si sono limitati (non tutti) ad allungare le pubblicità che già venivano quotidianamente propinate, senza fare di più, o di meglio, come invece ci si aspettava.

carosello

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La proposta

I dirigenti RAI hanno parlato con entusiasmo della novità di trasmettere le storie sia su TV che su smartphone, cioè la cosiddetta tecnologia multischermo, un nuovo modo di sfruttare i media (già utilizzato più volte in altre parti del mondo ma, si sa, in Italia si arriva un attimo dopo su certe cose). L’aspetto crossmediale che vede l’interrelazione di più media è senza dubbio interessante ma, il rievocare un prodotto storico come Carosello, non basta per far diventare quello nuovo della RAI un altro prodotto di successo.

Senza soffermarci sull’incasso ottenuto con questa manovra per dare ossigeno alle casse ormai vuote, ci si sarebbe però aspettati un po’ più di coraggio e di fantasia per raccontare qualcosa di già visto e renderlo nuovo agli occhi dello spettatore. Molti si sono sentiti presi in giro, molti sono rimasti delusi. La programmazione è prevista fino al 28 luglio e, per ora, gli unici a sentirsi soddisfatti sono i forzieri RAI. Si chiede l’aiuto di autori bravi che diano forza e nuovo lustro ai prodotti. È difficile ma vale la pena farlo, il mondo urge di novità ben fatte che, soprattutto, non puntino principalmente al vile denaro. Se si puntasse prima alla comunicazione e se l’operazione riuscisse allora il ritorno economico sarebbe garantito.

E che? C’ho scritto Jo Condor?!