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Ricordando Richard Matheson

Ricordando Richard Matheson

Le opere

Dopo aver pubblicato i primi racconti negli anni Cinquanta, Richard Matheson è entrato a pieno diritto nell’olimpo degli sceneggiatori cinematografici e televisivi. Scrisse molti episodi di serie tv come: Ai confini della realtà, Alfred Hitchcock presenta e Cronache marziane (adattamento dell’antologia di di Ray Bradbury). È stato uno scrittore prolifico di fantascienza e horror.

Matheson

Una delle prime opere letterarie è stata Duel, da cui l’emergente Steven Spielberg ne ha tratto un film. Lo stesso dicasi per Io sono leggenda da cui sono stati girati, solo da quest’unico romanzo, ben tre film: L’ultimo uomo della Terra (1964) con Vincent Price, Occhi bianchi sul pianeta Terra (1971) con Charlton Heston e Io sono leggenda (2007) con Will Smith. Tra le altre trasposizioni ricordiamo Al di là dei sogni (1998) con Robin Williams, The box con Cameron Diaz (2009) e il recente Real Steel (2011) con Hugh Jackman. Ha scritto circa 80 produzioni per il piccolo e il grande schermo.

L’ Academy of Science Fiction, Fantasy and Horror Film avrebbe dovuto consegnargli un premio ma un portavoce ha reso nota la scomparsa dello scrittore all’età di 87 anni a Los Angeles. Si può dire, però, che il premio più grande sia stato quello di influenzare ed ispirare menti brillanti come Stephen King che gli ha dedicato il romanzo Cell nel 2006, e Steven Spielberg che lo ha considerato un grandissimo scrittore, al pari degli altri grandi Bradbury e Asimov.

 

Copa pra quem

Copa pra quem

Il caso

Il Brasile è uno dei paesi emergenti che sta avendo uno rapidissimo sviluppo economico. Cavalcando il suo positivo trend di crescita è riuscito ad aggiudicarsi, come paese organizzatore, i due eventi sportivi che maggiormente catalizzeranno l’attenzione del globo nei prossimi quattro anni: i mondiali di calcio ed i giochi olimpici

In questi giorni, con la Confederation Cup, stiamo gustando un piccolo antipasto di quello che il paese carioca si appresta ad offrire alla platea mondiale nei prossimi anni. Gli stadi pieni ed il popolo brasiliano festante che plaude le gesta del baby fenomeno Neymar.

Brasile scontri e proteste

Brasile scontri e proteste

A volte, però, dietro questa luccicante copertina troviamo qualcosa di diverso. Il movimento Copa pra quem (Il mondiale per chi?) accusa il governo federale di aver sfrattato migliaia di famiglie per far posto a parcheggi e nuove strutture che ospiteranno i tifosi di tutto il mondo in occasione dell’evento calcistico del prossimo anno.

Manifestazioni di protesta contro l’esorbitante aumento dei prezzi dei trasporti pubblici e contro le faraoniche spese per l’organizzazione di questi grandi eventi sportivi si sono sviluppate in tutto il paese fino ad arrivare a Rio de Janeiro. Alcune migliaia di persone hanno invaso le strade del centro. La protesta, che coinvolge ormai le maggiori città del Brasile, vede sfilare giovani che indossano fasce con la scritta la rivolta dell’acetoIl nome deriva da un motivo molto semplice: i manifestanti usano l’aceto per mitigare gli effetti dei gas lacrimogeni lanciati dalla polizia per disperderli.

L’evento mediatico

Il vero evento mediatico di questi giorni pare essere, più che la Confederation Cup, le manifestazioni di questi cittadini indignati. Si pensi solo che il Brasile è la nazione più calciofila del mondo tanto che nel 2005 si poteva vedere una partita allo stadio Maracanà con un solo euro ed ora, invece, serve una cifra di trenta volte superiore.

Un costo esorbitante se si tiene conto che la maggior parte dei brasiliani ha uno stipendio mensile inferiore ai 250 euro.

Viene da chiedersi chi siano tutti quei brasiliani a cui Neymar dedica i suoi gol, forse solo una parte benestante e lontana dalle rivolte della strada, ma se un evento calcistico che il brasile attende dal 1950 è solo una vetrina per pochi eletti, viene davvero da chiedersi: copa pra quem? .

Spesso l’evento mediatico non è ciò che si pensa ma tutto ciò che c’è dietro e di cui troppo poco si parla durante i giorni dell’evento stesso e con cui, purtroppo, quando si sono spente le luci bisogna, per lungo tempo, fare i conti.

Video commerciale diventa caso virale: Occam docet

Il caso su YouTube

L’Amministratore Delegato Michael Dubin decide di realizzare un video commerciale la sua azienda diventando lui stesso attore e mente creativa del suo spot. Fin qui niente di nuovo. Se ci pensiamo anche Ennio Doris fa lo spot per la sua banca. L’unica differenza è che da quando l’imprenditore trentaquattrenne ha postato lo spot commerciale su YouTube, in soli due giorni ha ottenuto 1 milione di visualizzazioni e 12.000 acquirenti. Questa è la start-up dell’e-commerce americano Dollar Shave Club. Il successo è dovuto a questo giovane che, usando una parola inflazionata, si potrebbe definire smart. É un imprenditore dinamico che sembra non prendersi troppo sul serio (ma in realtà non è così perché il business è una cosa seria) e, soprattutto, è al passo con i tempi. Il punto di forza sta senza dubbio nella comunicazione semplice, ironica ed efficace.

Ma non è tutto. Ciò che viene pubblicizzato è anch’esso un prodotto molto semplice: un rasoio da barba standard, con l’impugnatura in gomma, senza orpelli particolari se non con la sola (vantaggiosa) possibilità di avere le ricariche direttamente a casa tramite un abbonamento mensile. Per i clienti che non hanno tempo e voglia di andare sempre al supermercato a rifornirsi. Se vi sembra tutto troppo semplice e banale pensate al Rasoio di Occam e forse cambierete idea. Guglielmo di Occam (traduzione di William of Ockham) suggeriva, già secoli fa, di evitare ipotesi aggiuntive quando quelle iniziali sono sufficienti. Il rasoio serve a tagliare inutili considerazioni ed elucubrazioni per concentrarsi e puntare al cuore del problema. Questo video taglia il superfluo e va direttamente all’essenziale.

Chissà quante visualizzazione avrebbe avuto Occam ai nostri giorni?

Carosello, reloaded di successo?

Carosello, reloaded di successo?

Il progetto Rai

A maggio è iniziato un nuovo Carosello. O meglio, è iniziata una forma di mini-intrattenimento pubblicitario (210 secondi di programmazione contro i dieci dell’originale) che fa l’occhiolino (solo nel titolo) alle réclame di trent’anni prima che raccontavano una storia con tutta calma. Si, i tempi televisivi erano diversi, si, ora la velocità sta divorando qualsiasi prodotto televisivo con voracità ma aveva la possibilità di raccontare un prodotto in maniera diversa, in un modo che non fosse già visto. “Carosello reloaded”  è una perdita di un’occasione.

I pubblicitari avrebbero dovuto dimostrare tutta la forza comunicativa in poche immagini per fissare il prodotto nella mente degli spettatori e, invece, si sono limitati (non tutti) ad allungare le pubblicità che già venivano quotidianamente propinate, senza fare di più, o di meglio, come invece ci si aspettava.

carosello

carosello

La proposta

I dirigenti RAI hanno parlato con entusiasmo della novità di trasmettere le storie sia su TV che su smartphone, cioè la cosiddetta tecnologia multischermo, un nuovo modo di sfruttare i media (già utilizzato più volte in altre parti del mondo ma, si sa, in Italia si arriva un attimo dopo su certe cose). L’aspetto crossmediale che vede l’interrelazione di più media è senza dubbio interessante ma, il rievocare un prodotto storico come Carosello, non basta per far diventare quello nuovo della RAI un altro prodotto di successo.

Senza soffermarci sull’incasso ottenuto con questa manovra per dare ossigeno alle casse ormai vuote, ci si sarebbe però aspettati un po’ più di coraggio e di fantasia per raccontare qualcosa di già visto e renderlo nuovo agli occhi dello spettatore. Molti si sono sentiti presi in giro, molti sono rimasti delusi. La programmazione è prevista fino al 28 luglio e, per ora, gli unici a sentirsi soddisfatti sono i forzieri RAI. Si chiede l’aiuto di autori bravi che diano forza e nuovo lustro ai prodotti. È difficile ma vale la pena farlo, il mondo urge di novità ben fatte che, soprattutto, non puntino principalmente al vile denaro. Se si puntasse prima alla comunicazione e se l’operazione riuscisse allora il ritorno economico sarebbe garantito.

E che? C’ho scritto Jo Condor?!