My Space e Second Life: che fine hanno fatto i primi social network? Parte I

My Space e Second Life: che fine hanno fatto i primi social network? Parte I

My Space

Vi ricordate di My Space e Second Life? All’inizio degli anni 2000 erano i primi esperimenti social noti al pubblico di internet. Attualmente sono stati soppiantati da Facebook & Co., di loro non si sa quasi più nulla e sembra passato un secolo da quando erano in auge. Viene da chiedersi se esistano ancora e la risposta è sì. Certamente si sono ridimensionati e stanno cercando di rinnovare il proprio business. Vediamo come
My space nasce nel 2003 come un social network di musicisti e artisti e in pochi anni raggiunge circa 100 milioni di utenti. È grazie a questa piattaforma che artisti come Arctic Monkeys e Lily Allen vengono conosciuti dal grande pubblico. Nel 2006 viene acquistato da Rudolph Murdoch per circa 600 milioni di dollari.

Logo di My Space

Logo di My Space

Ma da questo punto inizia il suo declino. Le entrate pubblicitarie calano e gli utenti non crescono più come una volta. Nel 2008 My Space viene superato da Facebook che gli toglie milioni di utenti al giorno. Un tracollo talmente inarrestabile che nel 2011 sarà venduto per circa 35 milioni di dollari ad un network pubblicitario.
Nel 2012 però parte la riscossa: grazie al cantante Justin Timberlake, diventato azionista del sito, viene introdotta la My Space TV. Il sito inizia nuovamente a guadagnare nuovi iscritti, e abbandona le sue velleità da social network.
Attualmente è un sito musicale che offre una grande piattaforma di musica gratuita online. Dal 2013 si rifà il look, cambiando l’esperienza di navigazione e soprattutto si focalizza – come agli esordi – sulla musica. Dopo essersi registrati è possibile ascoltare musica gratis e aprire una propria stazione radio.

Se volete sapere cosa ne è stato di Second Life, la seconda parte dell’articolo uscirà la prossima settimana! Non perdetela!

The Walking dead: le web serie

The Walking dead: le web serie

L’idea di Frank Darabont

Nel 2010 è comparsa sugli schermi la serie The Walking dead tratta dall’omonimo fumetto. La prima serie prodotta dalla AMC e da Frank Darabont si è rivelata un successo e il gradimento degli spettatori si è intensificato con l’andare delle puntate, così tanto da far decidere ai produttori di girare anche una quarta serie. Come i più conosceranno, The Walking dead tratta dell’invasione degli zombie sul nostro pianeta e i sopravvissuti, un gruppo eterogeneo di persone, cerca di barcamenarsi tra mille pericoli e peripezie.

La storia di per sé è già sentita ma, per gli amanti del genere e anche per i non amanti, è decisamente interessante e ben strutturata. Accanto alla serie canonica è stata lanciata, due settimane prima della messa in onda della seconda stagione, una web serie dal titolo The Walking dead: Tom Apart, diretta da Greg Nicotero e sceneggiata dallo stesso insieme a John Esposito. La mini-serie tratta delle vicende di Hannah (il primo zombie ucciso dal protagonista Rick Grimes) e della sua vita prima di diventare un morto che cammina. Dopo essere stata distribuita sul canale online della serie televisiva, è stata anche doppiata in italiano e distribuita online su Foxtv.it, con il titolo Storia di uno zombie. Due settimane prima della terza stagione è stata annunciata l’uscita di una nuova puntata diretta sempre da Nicotero: The Walking dead: cold storage.

Hannah (il primo zombie ucciso dal protagonista Rick Grimes)Hannah (il primo zombie ucciso dal protagonista Rick Grimes)

Hannah (il primo zombie ucciso dal protagonista Rick Grimes)

Visibilità su web

Le web serie hanno dato un’ulteriore cassa di risonanza alla serie televisiva e sono un ottimo canale per avere una visibilità immediata sulla rete e non solo. Questa operazione di marketing è diventata ormai un trend per le grandi serie televisive. Da quella fruita in modo passivo si passa a questa web di tipo attivo, scelta autonomamente dall’utente che decide se e quando approfondire la conoscenza di qualcosa che fino a poco tempo fa gli era negato.

Lo spazio narrativo non si esaurisce così solo alla sua trasmissione televisiva ma prosegue e si espande su altri canali che fidelizzano maggiormente lo spettatore. L’internauta ha ora la possibilità di approfondire sempre più i suoi interessi e contribuire ad accrescere la visibilità della serie canonica influenzando lui stesso le scelte di produzione. In sintesi questo tipo di crossmedialità ormai è ovunque, tutto sta nel capirla sfruttando a pieno le grandi potenzialità che può offrire.