Video commerciale diventa caso virale: Occam docet

Il caso su YouTube

L’Amministratore Delegato Michael Dubin decide di realizzare un video commerciale la sua azienda diventando lui stesso attore e mente creativa del suo spot. Fin qui niente di nuovo. Se ci pensiamo anche Ennio Doris fa lo spot per la sua banca. L’unica differenza è che da quando l’imprenditore trentaquattrenne ha postato lo spot commerciale su YouTube, in soli due giorni ha ottenuto 1 milione di visualizzazioni e 12.000 acquirenti. Questa è la start-up dell’e-commerce americano Dollar Shave Club. Il successo è dovuto a questo giovane che, usando una parola inflazionata, si potrebbe definire smart. É un imprenditore dinamico che sembra non prendersi troppo sul serio (ma in realtà non è così perché il business è una cosa seria) e, soprattutto, è al passo con i tempi. Il punto di forza sta senza dubbio nella comunicazione semplice, ironica ed efficace.

Ma non è tutto. Ciò che viene pubblicizzato è anch’esso un prodotto molto semplice: un rasoio da barba standard, con l’impugnatura in gomma, senza orpelli particolari se non con la sola (vantaggiosa) possibilità di avere le ricariche direttamente a casa tramite un abbonamento mensile. Per i clienti che non hanno tempo e voglia di andare sempre al supermercato a rifornirsi. Se vi sembra tutto troppo semplice e banale pensate al Rasoio di Occam e forse cambierete idea. Guglielmo di Occam (traduzione di William of Ockham) suggeriva, già secoli fa, di evitare ipotesi aggiuntive quando quelle iniziali sono sufficienti. Il rasoio serve a tagliare inutili considerazioni ed elucubrazioni per concentrarsi e puntare al cuore del problema. Questo video taglia il superfluo e va direttamente all’essenziale.

Chissà quante visualizzazione avrebbe avuto Occam ai nostri giorni?

Il primo maggio secondo Elio e le Storie Tese

Il primo maggio secondo Elio e le Storie Tese

L’articolo

Cristiano Governa de Il Fatto Quotidiano scrive: Riusciremo a ridere di piccoli capolavori come il “Complesso del primo maggio”, capendo che in fondo, stanno parlando anche di noi?.

Il tutto perché la canzone di Elio e le Storie Tese è una canzone che dice cose ovvie con disarmante semplicità e la solita inconfondibile ironia che contraddistingue il gruppo. La canzone sbeffeggia tutta l’impalcatura che c’è dietro alla festa del primo maggio: dal concerto stesso diventato ormai un rito stanco, seguito solo perché gratuito, all’ “omaggio” a colleghi riproposti con virtuosismi ed eclettismi rari e degni di nota. In risposta alla loro canzone sono stati chiamati a eseguire il loro “Complesso del primo maggio” al Concerto del Primo Maggio a Roma: un evento. Non v’è dubbio che Elio e le storie tese sanno suonare e si divertono a farlo. In Piazza San Giovanni hanno partecipato con loro anche Paola Folli, Eugenio Finardi e l’immancabile showman Mangoni (uno dei fondatori storici del gruppo).

Luca Mangoni in una delle sue numerose performances

Luca Mangoni in una delle sue numerose performances

Il significato

È però importante soffermarsi sul significato dell’opera musicale degli Elio e le Storie Tese alla luce del nostro attuale contesto storico-culturale. L’ironia del gruppo milanese è nota a tutti; fin dalle origini gli Elii sono riusciti ad analizzare in maniera scherzosa tutti gli aspetti della nostra società che non sembrano funzionare trovando, anche dove non sembra esserci, un lato comico. La loro satira si avvicina molto a quella dei satiri dell’antica Grecia che spesso, con canzonette ed epigrammi, denunciavano i malcostumi dell’epoca riuscendo a fare riflettere le persone tramite una risata. L’aspetto comico è la carta più importante poiché, a differenza di codici di comunicazione più seri, colpisce più facilmente e velocemente l’uditore.

Ripensando a Giorgio Gaber ed a Enzo Jannacci, artisti che hanno fatto del loro modo ironico di raccontare la società uno stile di vita artistico, possiamo dire che Elio e le storie tese siano tra i pochi in grado di raccogliere la loro preziosa eredità.